La prefazione di Enzo Concardi al libro “Liriche scelte” di Silvia Marzano

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Troviamo in questa pubblicazione antologica le liriche piú significative, emblematiche e paradigmatiche della produzione letteraria di Silvia Marzano, un’autrice laureata in Filosofia teoretica con tesi su “Verità e comunicazione in Karl Jaspers”. È stata docente di Ermeneutica filosofica all’Università di Torino. Ha al suo attivo una decina di pubblicazioni di carattere filosofico. Nonostante tale solida e conclamata formazione nel campo speculativo, la sua poetica risente in minima parte dell’influenza del pensiero nella costruzione delle strutture e dei contenuti lirici, anche se – occorre dire – riposte in diverse immagini si celano visioni precise del mondo e del rapporto con la natura. La provenienza dell’ispirazione si affida dunque maggiormente alle componenti intuitive, irrazionali, misteriche, emotive e sentimentali, quasi come un recupero di certe modalità pascoliane del fare poesia, depurate dal pianto interiore e con un linguaggio più vicino all’ermetismo.
Questi sono modelli di riferimento culturali che suggerisce il critico, tuttavia la poetessa ha senz’altro raggiunto uno stile proprio, personale, molto levigato e trasparente, che non utilizza la metamorfosi dei concetti filosofici sulla pagina lirica, ma tende a creare immagini suggestive, accostamenti sinestetici, oggettualità e fantasie, inserendo con molta levità bagliori di significati. Per non restare nel vago e dare un nome alle cose, è utile entrare direttamente nei testi per mostrare al lettore la sostanza poetica dei messaggi che potrebbero apparire sfuggenti.
In ordine cronologico ecco che incontriamo i versi di Anemoni bianchi (2001), già di per sé un titolo-immagine di purezza e candore. In Quasi una conchiglia appaiono metafore esistenziali. L’origine della vita dal mare e il suo arcano mi pare siano qui echeggiati con tocchi di rara eleganza: «…La vita non ha lasciato che un enigma, / in un guscio vuoto. / O forse riapparirà la via del mare / e sarà tutto un sogno». Poi c’è la scoperta della luce con il paragone fra anemoni bianchi e occhi d’un bimbo, altri sinonimi di primordiale verginità, a cui segue la meraviglia (atteggiamento del “fanciullino”) per la cognizione del mondo, seguendo una traccia fino all’alba (Agili, sottili, cammineremo). Avviene quindi un’immersione panica nella natura (sensitiva) frutto di un forte desiderio di simbiosi tra l’umano e il naturale, riscontrabile anche nella ricerca del particolare («i muschi / nei pendii lungo le rotaie»; «foglie secche accese di luce»; «alberi chini»), nella tensione del silenzio verso l’infinito: «…Anch’io non più parola / ma fusa in un concerto eterno / con le stagioni del tempo» (Forse soltanto), ovvero in un tempo senza tempo.
E segnalo ancora due liriche – Perle di vetro, Come rugiada all’alba – in cui il lavoro sulla parola si traduce in sonorità cristalline o morbide come sussurri o ricche di calore e colore; in cui l’anafora cavalca mazzi d’immagini provenienti da mondi di fiaba e di sogno per augurare a te, a noi il sorriso dell’ineffabile: qui si fondono i messaggi propri della contemplazione, della spiritualità, dell’anima profonda.
Da Arcani di-segni (2007) traggo alcune liriche rappresentative delle tematiche trattate. In Elegia abbiamo la prova che anche la realtà della morte viene tratteggiata con quella insostenibile leggerezza dell’essere che è tipica della poetessa: «Viene la morte / viene / a piccoli passi avanza. / La sento. A piccoli passi / cammino / verso il Padre…». Eternità dell’anima, dunque, in una visione di fede. In Casa paterna bastano pochi versi per ricostruire il mondo degli affetti familiari e della memoria d’infanzia, dimensioni indispensabili per vivere oggi senza rimpianti: sulle orme tracciate dal padre evoca i ricordi attraverso le voci d’allora, i muri, i cortili, i ciliegi. L’eterogeneità della raccolta viene confermata da Tremule stelle, in cui il motivo di fondo è la meraviglia davanti al cosmo che la scienza, nelle sue indagini oggettive, non può trasmettere come invece riesce al cuore. E Silenzi mi riporta ad un’affermazione di Montale: «Io sono un amico dell’invisibile», dicendo che tale è l’essenza della poesia. E l’invisibile qui è protagonista: «…Forse / dietro il silenzio / delle cose / c’è un altro silenzio. /… /… imprevisto / inudibile, / indicibile. / … Un grido o una preghiera, / una voce, / il sospiro del vento».
Segue la silloge Poesie per la mamma (2013). Il tenero sentimento materno si è trasformato nel dolce affetto filiale, che in queste liriche traspare da ogni verso, nel ricordo di chi ha originato la vita terrena della poetessa, che cosí mantiene viva la memoria della madre, anzi talvolta ella sembra ancora in vita nel dialogo con la figlia. L’immagine-simbolo della leggerezza è qui rappresentata dalla “nuvola” che ricorre piú volte, testimonianza del suo modo di interpretare e vivere anche gli eventi piú forti dell’esistenza: «La mia mamma vedrà ancora / queste nuvole /…/ e mi chiamerà / per nome…» (La mia mamma vedrà ancora); «Non dirò piú di fiori, di nuvole / e di silenziose lune. /…/ e un sorriso di madre / sarà tutto» (Non dirò più di fiori, di nuvole); «Mi sento leggera come una nuvola, / una piccola bianca nuvola /…/ perché ho sognato la mamma / semplice e dolce …» (Come una nuvola); «Nubi leggere / come angeli in volo…» (Memoria). Dopo il distacco e la sofferenza, torna il sereno e la poetessa eleva un canto-preghiera all’Altissimo, ovvero Benedici il Signore, anima mia.
Da Anemoni bianchi e altro (2015) sono pubblicati in quest’opera soltanto due componimenti che si distaccano dallo stile e dai motivi lirici precedenti: Concerto per la caduta del muro di Berlino, E fu sera e fu mattina. Nella prima poesia s’immagina l’esecuzione di un concerto per celebrare l’evento storico che avrebbe dovuto portare ad un mondo più unito; nella seconda si riporta la dialettica sull’esistenza di Dio fra Ivan ed Alioscia Karamazov: tuttavia il peso degli argomenti porta ad esiti lirici che non sono della Marzano, lasciando per strada quella leggerezza, freschezza, vocazione cristallina fin qui visitata, ma che, per sua e nostra fortuna, ritornano nell’ultima silloge dell’antologia: Ad ogni ora del 2019. Momenti che sono perle liriche: un ciottolo sulla spiaggia del mare, la montagna appena imbiancata verso l’alpeggio di Monfol sulle Alpi piemontesi, la ritornante bellezza dell’Universo, il gesto di bontà verso un mendicante, il ricordo di illusioni e disillusioni amorose, la vita e la poesia come sogno; attimi, epifanie, risvegli, anemos, trasalimenti, esodi e passaggi.

Enzo Concardi

NOTA BIOBIBLIOGRAFICA DELL’AUTORE
Silvia Marzano si è laureata in filosofia teoretica nel 1968 con una tesi su Verità e comunicazione in Karl Jaspers. È stata per molti anni docente di Ermeneutica filosofica presso l’Università di Torino. I suoi interessi riguardano l’esistenza, la cifra, la metafora (Jaspers, Ricoeur, corso su La metafora viva), il limite, l’alterità (corsi su Derrida, La scrittura e la differenza, e su Lévinas) e in genere la discussione filosofica sul sublime di Kant e sul rapporto fra la mistica, intesa criticamente, e la parola, anche come parola poetica. Ha pubblicato i libri di saggistica filosofica: Aspetti kantiani del pensiero di Jaspers, Mursia Editore, 1974; Jaspers, Lévinas e il pensiero della differenza. Confronti con Derrida, Vattimo, Lyotard, Zamorani Editore, 1999; L’eredita di Kant e la linea ebraica, raccolta di saggi (1979-2010), Mimesis Edizioni, 2014. Altri saggi sono pubblicati in vari volumi della collana Annuario filosofico di Mursia Editore; tra i piú recenti: Lévinas in dialogo con Jaspers, Kant e Nietzsche (2015); Verità e molteplicità in Luigi Pareyson e in Karl Jaspers (2018); Esperienza religiosa e filosofia in Luigi Pareyson. Confronti jaspersiani (2019); Jaspers e Novalis (2020). Silvia Marzano ha pubblicato le raccolte di poesie: Anemoni bianchi, Genesi Editrice, 2001; Arcani di-segni, ivi, 2007; Poesie per la mamma, ivi, 2013; Anemoni bianchi e altro (antologia di poesie), ivi, 2015; Ad ogni ora, ivi, 2019. La sua produzione poetica è recensita in varie riviste di cultura tra cui “Vernice” e “Le Muse” e in numerose antologie letterarie. Frequenta da alcuni anni il gruppo di poesia “Tempo di parole” presso il Circolo dei lettori di Torino.

Silvia Marzano, Liriche scelte, pref. Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2021, pp. 80, isbn 978-88-31497-50-3, mianoposta(chiocciola)gmail.com

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Per gentile concessione di Enzo Concardi, Silvia Marzano, Guido Miano Editore

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