“Grammatica degenerativa in disconnessioni mentali” di Alfredo A. Conti, recensione di Rita Bompadre

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Lo spunto di lettura “Opere poetiche recensite” ospita le recensioni degli appassionati di lettura dei libri poetici. Un grazie va a Rita Bompadre, del Centro di Lettura “Arturo Piatti”, per aver gentilmente concesso di pubblicare sul blog la sua recensione. (Nell’immagine la copertina del libro)

Grammatica degenerativa in disconnessioni mentali di Alfredo Alessio Conti (Independently published, 2025 pp.66) espone le convenzioni espressive dell’attualità, analizza lo studio consapevole delle parole e della loro influenza, illustra l’informazione cognitiva di un modo di scrivere, ancorato ai dettami della contemporaneità. Alfredo Alessio Conti trasmette al lettore una disorientante e significativa alienazione digitale, alimenta un’alterazione delle percezioni che, nei testi, traduce il modello deformante della realtà e delle emozioni, compone un potente stravolgimento della poesia dell’aspetto esistenziale in cui verità e inganno si confondono e intensificano le previsioni illusorie, nel contrasto interiore tra una pulsione sensibile e il suo disadattamento. L’autore osserva il cambiamento inesorabile della personalità umana, condizionato dall’impiego irresistibile, ossessivo e maniacale delle connessioni digitali, descrive l’utilizzo eccessivo di un vocabolario affrancato alle regole di una evoluzione linguistica alla deriva, spiega l’esperienza immersiva di un’interazione sociale nel rapido e frammentato contesto delle proprietà virtuali.

Il libro mostra, anche visivamente, attraverso l’uso del carattere maiuscolo in alcuni versi, la sperimentazione artistica di ogni parola, collegata a un’estetica interpretativa dal forte impatto psicologico e analitico. Raccoglie il contenuto magnetico e iperbolico delle sensazioni artificiali, la scissione della coscienza, la dispersione dell’identità, laddove la mente e i pensieri sono sopraffatti da una dipendenza destabilizzante, i comportamenti umani elaborano una persistente contraddizione interferendo con le relazioni e la vita quotidiana. Alfredo Alessio Conti accoglie la sua poesia come la corrispondenza di un’indagine introspettiva alimentata dallo sbilanciamento affettivo e dalla sovraesposizione mediatica, la cronaca lucida e spietata di una riduzione comunicativa, di una sorveglianza di incomunicabilità e di superficialità che nutre il vuoto tra l’invadenza preoccupante e disarmante degli effimeri rapporti interpersonali e la simulazione del sentire. Consuma la destrezza sapiente dei versi per circoscrivere il disegno costrittivo dell’uomo, nella morsa che attanaglia le sue esitazioni, nella condizione di estraneità e di distacco da una frattura empatica tra ciò che si è e ciò che si vive senza la sensazione di una tangibile partecipazione al circuito del cuore.

La poesia di Alfredo Alessio Conti rivela la vulnerabilità dell’uomo, spettatore di se stesso nel suggestivo palcoscenico della vita, vincolato nelle trame di un processo degenerativo, inadeguato alle deterioranti contrazioni di una lingua che trattiene la sua decadenza nel codice incisivo di una struttura disumanizzante, imposta da una sintassi opprimente e spersonalizzante. La costruzione poetica dell’autore si fa integrazione di un discorso che fortifica la densità eloquente dei segni e dei simboli, compone un valore terapeutico dinamico di comprensione, riconosce le interazioni disturbanti e minacciose tra individuo e società, l’assenza perturbante della congiunzione dialettica in un dialogo artificiale, la dimensione patologica del dire, la maglia intricata dei confronti in un sistema senza stabilità. Il libro rappresenta il groviglio enigmatico degli agguati mentali, una risposta esplicita alla crisi esistenziale, il disorientamento e lo smarrimento della solitudine, la vertigine dell’isolamento, nel passaggio destrutturato dove la capacità di perdersi diventa indispensabile per ritrovare se stessi e la propria valenza trasformativa.

Alcune poesie tratte dal volume

UN NULLA

Ho scritto centinaia

di PAROLE

in Internet.

Ho ricevuto migliaia di

MI PIACE

sulle mie pagine.

Di tutto questo

UN NULLA

mi è rimasto.

*

IPHONE

Scorro con le dita
sul mio

IPHONE

alla ricerca

del mio

PASSATO.

Non trovo NULLA

che mi

RICORDI veramente

CHI SONO.

*

MAGAZZINO BYTE

Oggi sono

quel che non sono.

ATTACCATO

ad una FLEBO DI CAVI

connessi alla rete

IMMAGAZINO byte

per sopravvivere

alla mia INCOSCIENZA.

*

SPAZIO CYBER

Nel cyberspazio

mi rappresento

con la mia identità digitale

nell’AVATERRA

annuncerò

la mia FINE CORSA.

*

ORMAI PER DIRTI

Ormai per dirti ti amo
non mi resta che inviare

un messaggio whatsapp

una pagina Facebook

un video Tik Tok

un Twitt, un Instagram

non ho più parole

sulla bocca.

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”
facebook.com/centroletturaarturopiatti/

* * *

Per gentile concessione di Rita Bompadre e Alfredo Alessio Conti