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Eventi: Laboratorio di Haiku alla Biblioteca Valvassori Peroni


Martedì 7, alle 18, sarà possibile seguire un singolare laboratorio di “haiku” condotto dai poeti Alberto Figliolia, Çlirim Muça e Silvana Ceruti, una pedagogista che da 23 anni, come volontaria, guida con successo i detenuti del carcere di Opera in varie esperienze letterarie. “Che cos’è un ‘haiku’? Un universo poetico in 17 sillabe, la magia di un’esplorazione del mondo circostante e della natura – ben visibile anche in una città metropolitana – mediante tre versi ”, spiegano Silvana Ceruti e Alberto Figliolia. “Nato nel Giappone del XVII secolo, lo ‘haiku’ è una poesia semplice, sobria, essenziale, una sorta di manifesto del qui e ora, e nel contempo un’immersione nel fiume di sentimenti che ci popolano, un’osservazione profonda e mai banale, un viaggio stupito nella bellezza che governa i ritmi della Terra. Del resto l’infinita luce può raccogliersi nel calice di un piccolo fiore, il cui sbocciare è sempre una meraviglia. Questo potrebbe essere un ‘haiku’ e tanto altro. Il laboratorio, rivolto anche ai bambini, fantastici artefici, racconterà genesi e sviluppi di questo genere poetico e nella seconda parte consentirà di lavorare con la propria creatività traendo dall’interno di sé versi anche inaspettati”.
(il testo è a cura degli autori)

 
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Poesia: “Sole primadonna” di Dario Francesco Pericolosi

Sole primadonna

Saliva le scale della città
avvolto nel cappotto irto di pelli.

Aveva l’odore dell’aglio e
delle cose forti come braccia,
tagliava l’aria con i raggi appuntiti:
era un sole di prima scelta, biondo,
gonfio di selfie,
una creatura notturna che incontrava
la luce dei miei spenti occhi.

Accendevo la lampada vicino
alla finestra per schiarirmi le idee:
quell’astro sembrava una primadonna!
Tagliente il chiaro viso ritagliato
nell’azzurro sorprendente
del cielo metropolitano di solito opaco.

La stella pendeva dalle mie labbra,
raccolsi la polvere di Hollywood
e la misi in un ipotetico romanzo.

Ti ho invitato a casa mia
tra due guanciali di luna,
gli spaghetti arrivarono al pettine,
i nodi non li contavo più,
pasta, pomodoro, aglio, peperoncino, olio, sale,
un pizzico di lussuria, tutto finì in padella.

Un colabrodo di parole calde
uscì dalla tua radiosa bocca
tra i fumi invernali.

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